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Il mestiere di camminare accanto
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Ci sono giorni in cui vorrei abbracciarli tutti.
Uno per uno.
Vorrei stringere quella bambina che è stata lasciata sola nel buio.
Quel ragazzo che non si sente mai abbastanza.
Quella donna che ha imparato a sorridere mentre affonda.
Quel padre che si vergogna a piangere.
Quel cuore che non sa più come si fa ad amare senza difendersi.
Ci sono giorni in cui esco dallo studio e ho l’anima piena di silenzi.
Silenzi pesanti, come sassi raccolti da altri,
e portati un po’ anche da me.
Perché questo è il nostro mestiere:
camminare accanto, senza rubare il cammino.
Sentire tutto, senza trattenere nulla.
Essere casa, anche solo per un’ora.

Non salviamo nessuno.
Ma a volte  – se siamo fortunati –
riusciamo a far sentire qualcuno un po’ meno solo.
A ricordare che c’è ancora una via d’uscita.
Che il dolore ha una voce, e quando finalmente la ascolti,
qualcosa inizia a guarire.

Io non so se è coraggio, o solo amore con un altro nome.
Ma so che ogni volta che una persona si lascia andare in frantumi al dolore, lì davanti a me,
io vedo nascere qualcosa di sacro.
La verità.
La rinascita.
La vita, finalmente senza maschere.
Quel punto zero di ciascuno che è il primo passo di una vita più piena, più nostra.

Ed è lì che ricordo perché ho scelto tutto questo.

Oscar Travino

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